Pagine

▼

domenica 18 ottobre 2026

Cara Giorgia ti scrivo ... a proposito di software

di Enrico Nardelli

(english version here)

Prendo spunto dal tuo recente intervento all’Assemblea Generale dell’associazione degli industriali lombardi, in cui hai dichiarato che con il Ministro Giorgetti stai lavorando per introdurre nella legge di bilancio una misura di carattere fiscale per agevolare gli investimenti in software.

Sono molto lieto dell’intenzione di introdurre una tale misura, essendomi battuto negli ultimi vent’anni – da presidente dell’associazione italiana dei professori universitari di informatica prima e da presidente dell’associazione europea che raggruppa i dipartimenti universitari di informatica poi – affinché la società in generale capisse l’importanza del software per la crescita e lo sviluppo.

Ciò vale a maggior ragione per un’economia quale quella italiana che ha fatto dell’eccellenza nelle nicchie produttive il suo punto di forza. La disponibilità di software sofisticato è ormai una componente essenziale per competere con successo in un mercato globale sempre più digitale e dinamico.

Vorrei però segnalare un punto che merita attenzione. Secondo i dati UNCTAD-WTO, l’Italia registra nei servizi informatici un saldo commerciale negativo stimato per il 2025 in circa 1,1 miliardi di dollari (voce: computer services, che comprende sviluppo su misura, consulenza, manutenzione e servizi cloud ). Il deficit è contenuto rispetto agli scambi e il saldo da solo non dice quanta parte della spesa incentivata si rivolgerà a fornitori esteri. Il valore delle importazioni, circa 6,6 miliardi di dollari nel 2024, mostra però che una quota non trascurabile della nostra domanda è già soddisfatta da imprese straniere.

Il rischio, dunque, non è che l’incentivo sia sbagliato in sé, perché a beneficiarne sono prima di tutto le imprese italiane che investono e da tale investimento può derivare un incremento della loro produttività. Il rischio è che, senza adeguati provvedimenti complementari miranti a rafforzare l’offerta italiana, una parte dell’effetto si trasferisca all’estero.

Per conseguire quest’obiettivo di interesse nazionale, in un mondo in cui la tecnologia digitale diventa sempre più sofisticata e la competizione sempre più serrata, è necessario investire nell’istruzione, di base e universitaria, in modo tale che in Italia nel lungo periodo cresca in modo significativo la capacità di produrre software, governarlo e adattarlo. Sviluppare queste competenze non è obiettivo che si raggiunge in modo durevole in pochi anni.

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito di questo governo ha introdotto nel corso di quest’anno un’importante riforma della scuola con la quale si sta iniziando, dal corrente anno scolastico, a insegnare informatica fin dalla scuola primaria.

Ciò è stato fatto non solo per introdurre l’informatica come formazione culturale di base, perché ormai tutti i cittadini devono sapere cos’è questa scienza che è alla base del mondo digitale in cui viviamo, ma anche per far sì che più ragazzi e ragazze possano arrivare a sceglierla come materia di studio all’università. Se incrementiamo il numero di persone in Italia in grado di scrivere software, una quota maggiore degli investimenti potrà essere indirizzata verso soluzioni sviluppate o integrate in Italia.

La riforma introdotta dal Ministro Valditara non basta, se non la accompagniamo con un serio investimento nella formazione degli insegnanti, che devono preparare sull’informatica i ragazzi nella scuola (come ha fatto il Regno Unito che ha istituito nel 2019 un centro nazionale da 84 milioni di sterline per formare i docenti), e con un forte sviluppo dei corsi di laurea in informatica, che devono produrre i tecnici necessari alle aziende, attualmente in numero insufficiente nel nostro Paese.

Non c’è bisogno di sviluppare una nuova Microsoft o una nuova Google, non è di questo che l’Italia ha bisogno. Noi abbiamo bisogno che in ogni azienda, anche di 10 persone, ci sia l’informatico che è in grado di individuare e costruire le soluzioni software adatte a quella determinata realtà e modificarle man mano che essa cresce e il contesto in cui opera si modifica. Infatti, ognuna è diversa ed agisce in uno scenario che cambia giorno dopo giorno. Ogni impresa ha bisogno della sua specifica soluzione, ma se il software non viene fatto evolvere da una persona che conosce bene il contesto operativo aziendale, non sarà in grado di supportarla pienamente nei suoi bisogni, poiché – essendo intrinsecamente rigido e meccanico – non possiede la flessibilità necessaria.

Questo è vero anche se è basato sulle tecnologie dell’intelligenza artificiale, perché queste – per quanto molto sofisticate in alcuni settori – non possiedono quella comprensione profonda delle dinamiche reali di una specifica organizzazione che hanno gli esseri umani. Ecco perché gli investimenti nella formazione informatica delle persone restano la vera priorità strategica, anche nell'era dell'Intelligenza Artificiale.

È necessario quindi prevedere l’introduzione in legge di bilancio anche di due misure focalizzate su questi due aspetti: formazione sull’informatica degli insegnanti di scuola e potenziamento dei corsi di laurea in informatica.

Sono ben consapevole che si tratta di misure di lungo periodo, ma penso che tu, prima donna ad essere Presidente del Consiglio in Italia, abbia un forte senso strategico e colga molto bene l’importanza di iniziative in questa direzione per una crescita di lungo periodo del nostro Paese.

--
Versione originale pubblicata su "StartMAG" il 15 ottobre 2026.

Nessun commento:

Posta un commento

Sono pubblicati solo i commenti che rispettano le norme di legge, le regole della buona educazione e sono attinenti agli argomenti trattati: siamo aperti alla discussione, non alla polemica.