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mercoledì 19 novembre 2025

Informatica a scuola: ci siamo ... quasi

di Enrico Nardelli

È stato appena emesso dal Consiglio di Stato il parere favorevole alle Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione (cioè, primaria e secondaria di primo grado) nella versione pubblicata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito il 7 luglio scorso. A settembre il Consiglio di Stato aveva formulato una richiesta di chiarimenti, che taluni avevano interpretato come bocciatura, mentre altri avevano letto come ostruzionismo in chiave politica. Come avevo scritto in occasione del rilascio della bozza iniziale a marzo 2025, sulla quale era stata poi avviata una larga ed approfondita consultazione con le parti sociali, le Nuove Indicazioni Nazionali sono una revisione di quel documento, originariamente rilasciato nel 2012 dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con il DM 254 del 16/nov/2012, che rappresenta il quadro di riferimento per la definizione dello specifico curricolo che costituisce l’offerta educativa comune a tutte le scuole.

È quindi un momento di soddisfazione per chi, come me, con il supporto di validissimi colleghi, sia italiani nel Laboratorio Nazionale CINI “Informatica e Scuola” che europei nella coalizione internazionale Informatics for All, agisce ormai da più di dieci anni per raggiungere questo obiettivo, per il quale siamo grati al Ministro e all’Amministrazione.

Perché, quindi, il “quasi” nel titolo? Perché, come ci ha raccontato il collega inglese Simon Peyton-Jones, che ha curato l’introduzione dell’insegnamento dell’informatica nel sistema scolastico inglese, durante il convegno L’insegnamento dell’Informatica nella scuola, che si è svolto il 19 ottobre 2023 all’Accademia dei Lincei, senza una classe docente ben preparata sull’insegnamento dell’informatica, l’introduzione della disciplina nel curricolo scolastico rischia di essere addirittura controproducente.

Infatti, diversamente da quanto accade per ogni altra materia insegnata nella scuola, tranne il ristretto numero di docenti che insegna informatica in pochissimi indirizzi della scuola secondaria superiore, nessuno degli insegnanti ha mai studiato informatica nel corso della sua carriera, né scolastica né universitaria. Non vi è quindi un substrato culturale largamente diffuso su cui far leva per la formazione professionale come avviene, ad esempio, per la matematica, insegnata nella scuola primaria da docenti che, pur non avendo una specifica preparazione professionale sulla disciplina, l’hanno comunque studiata per tutti i 13 anni del loro percorso scolastico.

Proprio in quest’ottica, nell’ambito del progetto Programma il Futuro, che in modo informale diffonde ormai da 11 anni le basi dell’informatica in quasi tutte le scuole italiane, dedicheremo un webinar – tenuto dalla valente collega Violetta Lonati – proprio sulle novità curriculari introdotte dall’inserimento dell’informatica nelle Nuove Indicazioni Nazionali.

In prospettiva, ritengo che l’esperienza del Regno Unito, che ci ha illustrato Peyton-Jones, indichi una strada maestra. Infatti, dopo aver introdotto nel 2014 la formazione obbligatoria nell’informatica, ha dovuto constatare che le indicazioni curricolari rimanevano in gran parte lettera morta a causa dell’assenza di docenti adeguatamente preparati. Pertanto, il governo britannico ha stanziato nel novembre 2018 un fondo di 82 milioni di sterline per finanziare per 4 anni un istituto per la formazione dei docenti all’insegnamento dell’informatica nella scuola. È stato così istituito nel 2019 il National Center for Computing Education, che ha sviluppato materiali didattici e corsi di formazione per gli insegnanti per tutti i livelli di scuola, e che è stato successivamente sempre rifinanziato, l’ultima volta proprio nel 2025, nonostante i tagli alle spese nel settore pubblico.

Non sarà quindi un compito semplice e servirà una forte volontà politica, che auspico bipartisan nell’interesse strategico del Paese, dal momento che si tratta di un percorso che richiederà almeno una decina d’anni per andare a regime.

Confido che questa volontà potrà essere trovata.

D’altra parte, pur comprendendo le parole di cautela espresse nel parere del Consiglio di Stato a proposito della motivazione dell’inserimento dell’informatica per affrontare la complessità della transizione digitale: «l’impostazione proposta potrebbe indurre ad un’accettazione implicita ed acritica del fenomeno come inevitabile nella sua forma attuale» (p.27) e «le notevoli criticità che derivano dalle transizioni e della loro controversa sostenibilità sociale ed economica» (p.28), desidero rassicurare che non è questo il caso.

Avendo infatti partecipato alla stesura delle Nuove Indicazioni come componente della sotto-commissione responsabile per l’istruzione integrata matematico-scientifico-tecnologica, osservo che il testo del documento è molto chiaro su questi aspetti. Esso, infatti, a proposito dell’insegnamento dell’Informatica nella scuola primaria recita, testualmente «L’acquisizione dei primi elementi di informatica consente agli allievi di iniziare a sviluppare, attraverso l’esplorazione e la sperimentazione, la prospettiva culturale che questa disciplina offre, complementare rispetto alle altre. In aggiunta, favorisce un utilizzo sicuro e responsabile delle tecnologie informatiche» (p.66). Il documento poi aggiunge che nella scuola secondaria di primo grado «… gli alunni passano da un’abilità meramente operativa a una visione più critica e riflessiva in merito alle implicazioni delle scelte tecnologiche e … vengono sviluppate le capacità di riflessione sull’impatto sociale delle tecnologie informatiche» (p.66) e chiarisce che «L’informatica fornisce un’ulteriore modalità per arricchire la descrizione di fenomeni naturali e artificiali con una diversa prospettiva» (p.67).

È quindi evidente come l’istruzione sull’informatica sia radicata, sin dal principio, sugli aspetti culturali fondamentali della disciplina, proprio nell’ottica di una formazione complessiva dello studente alla comprensione delle complesse dinamiche sociali contemporanee, e come venga chiaramente sottolineata la criticità sociale dell’utilizzo delle tecnologie digitali.

E non è tutto.

Dal momento che l’informatica è presente nelle Nuove Indicazioni con una parte più concettuale calata nella Matematica ed una parte più tecnologica inserita nella Tecnologia, nella descrizione di quest’ultima disciplina sono chiarissimamente enunciate le criticità cui fare attenzione. Cito verbalmente da p.81: «È necessario che alunni e studenti acquisiscano la comprensione del funzionamento dei sistemi basati sulle tecnologie informatiche contestualmente a quella delle loro possibilità e dei loro limiti, così da cogliere le enormi possibilità di miglioramento e sviluppo offerte alla società evitando che diventino strumento di esclusione o di oppressione. Nell’insegnamento dell’informatica si terrà quindi conto delle interazioni con gli obiettivi dell’educazione civica sottolineando l'importanza di interagire con gli altri in modo rispettoso, soprattutto quando si utilizzano le piattaforme digitali. È necessario sapere come identificare e segnalare problemi nelle interazioni sociali che avvengono sulle piattaforme, sviluppare la comprensione del valore dei dati, sia dal punto di vista personale che generale, e di come la raccolta e l'elaborazione di grandi quantità di dati influisca sulla società. E resta dirimente, nella formazione del primo ciclo, il principio fondamentale che siano gli esseri umani a mantenere il controllo sulle decisioni basate su sistemi informatici che possono avere un impatto significativo sulle persone».

Insomma, la strada è indicata chiaramente: la persona rimane al centro di tutto.

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Versione originale pubblicata su "StartMAG" il 16 novembre 2025.

6 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  2. [Mi scuso, il commento è troppo lungo, ho dovuto dividerlo in parti]
    Egregio prof. Nardelli, mi chiamo Gabriella, sono una docente di tecnologia nella scuola secondaria di primo grado, ci siamo "incontrati" all'ultimo Itadinfo a Salerno, non penso si ricorderà di me, la donna un po' polemica - sarà sicuramente l'età - che ha lavorato come grafica.
    Da tempo volevo scriverle, da quando ho letto il suo nome sulle Nuove Indicazioni (si, io la seguo da anni) ma un po' la vergogna, un po' l'attendere una versione definitiva che potesse mettere a tacere le mie preoccupazioni, purtroppo così non è stato e mi trovo quindi a condividere con lei alcune riflessione. Dovrei essere breve perché è ciò che i tempi e i commenti impongono ma non so se riuscirò ad esserlo, sicuramente mi avrebbe fatto piacere parlarle di fronte ad un buon caffè o tè ma mi accontento di questo spazio.
    1. Parto dal titolo di questo post "Informatica a scuola: ci siamo ... quasi" e si penso che quanto scrive in merito al quasi sia giusto, nonostante l'imposizione delle conoscenze la maggior parte dei colleghi di disciplina non si è molto interessato all'argomento. Il pensiero che passa è che esiste la libertà di insegnamento, che le scuole sono autonome, che il curricolo lo scriviamo noi, quindi, di fatto, facciamo come ci pare che poi è come si è sempre fatto.
    2. Qui entro sul personale, non ho iniziato ad insegnare perché non avevo altro da fare, è stata una scelta ponderata così come insegnare questa disciplina. Ora sono al punto da dire/ pensare che non so se rifarei la stessa scelta, forse non sulla stessa disciplina.
    Mi è stato insegnato che le regole vengono scritte per difendere in primis i più deboli e quindi vanno seguite, ci si può lamentare ma si seguono, per cui nel curricolo di tecnologia che dovrò predisporre per la mia scuola ci saranno quelle conoscenze richieste dal Ministro. E ora proverò a spiegarle perché temo che questa sia la morte della disciplina che insegno, tra l'altro sono anni che penso che vada abolita e/o quantomeno riformata (non così però) ma sono cosciente del fatto che sia una scelta politica tenerla come è una scelta politica concedere di insegnare matematica e scienze alla SSIG a biologi, geologi, anche informatici ma non architetti con la "scusa, perché di questo si tratta, che noi non studiamo la parte dei viventi (e perché gli informatici si? ma va bene).
    Le faccio un'altra premessa: io sono convinta che l'informatica e il digitale vadano insegnati fin dall'infanzia, ho predisposto due curricula digitali in due scuole diverse e collaborato con la predisposizione di un terzo, faccio parte della comunità di pratiche sul DigComp dal 2020 (ormai con scarsa partecipazione ma ci resto) e amo tutto ciò che ha a che fare con le nuove tecnologie.
    Ciò premesso analizziamo velocemente quanto affermano le Nuove Indicazioni per questa disciplina, partendo dall'ambito STEM in cui adesso è, giustamente, inserita (p.s. mi aspettavo, per un documento così importante che almeno l'indice fosse cliccabile, parliamo di semplificazione e transizione digitale ma se non stampiamo non siamo felici; inoltre, è sbagliata anche la pagina delle stem che nell'indice è indicata come 64, mentre è la pag. 65, concordo che la forma non è sostanza, però...).
    [...]

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  3. [parte due]
    Si inizia parlando di approccio laboratorial e di alunno al centro del proprio apprendimento che diventa "attivo", si continua integrando le stem con arte e discipline umanistiche per arrivare alle STEAM, la storia al centro anche delle discipline scientifiche, modellizzazione, pensiero critico, problem solving... ma che meraviglia (non sono ironica, è davvero quanto ho pensato)! Si introduce poi il discorso per la scuola primaria e SSIG e già qui, improvvisamente, ciò che era il pensiero matematico-scientifico-tecnologico, rigorosamente in ordine, diventa matematico-scientifico e allora uno pensa, una dimenticanza? Però no, perché è ripetuto e, continuando nella lettura ecco la risposta: "Dal punto di vista tecnologico, gli alunni passano da un’abilità meramente operativa a una visione più critica e riflessiva in merito alle implicazioni delle scelte tecnologiche". Uhm...
    Webinar di una casa editrice scienze e tecnologia nelle Nuove Indicazioni, si parla per un'ora di scienze e a tecnologia vengono dedicati gli ultimi 10 minuti ma quello che mi colpisce e che ho il coraggio di chiedere è "ma quindi, la tecnologia, diventa il laboratorio di scienze? Dobbiamo limitarci a questo?" La risposta è stata "Eh si ma c'è anche il digitale"...
    Ancora nella "Visione integrata delle discipline scientifiche:" si parla ancora e solo di pensiero matematico-scientifico...
    Qui i miei entusiasmi sono morti ma sono andata avanti nella lettura perché devo sapere cosa dovrò insegnare...
    Di scienze concentriamoci soltanto su "Interconnessioni tra Scienza, Tecnologia, Arte e Società" e vediamo come la tecnologia è relegata a ruolo secondario se non terzo, una disciplina di cui non si sa cosa farne ma c'è, ci sono persone che sono pagate, in qualche modo qualcosa dobbiamo farne di questi e non possiamo permetterci che insegnino anche A028 (matematica e scienze alla SSIG), altrimenti ci sarebbe un esubero di docenti...
    Vado però avanti, certa che qualcosa che sarò felice di insegnare, che insegnerò con il cuore e quindi riuscirò a far amare e apprendere ai miei alunni, ci sarà da qualche parte.
    [...]

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  4. [parte tre]
    Bellissima l'introduzione, il ritorno alla tekhne di memoria greca, bellissimi competenze attese e obiettivi specifici che in gran parte sono quelli delle vecchie indicazioni ma... evidentemente chi ha scritto queste nuove Indicazioni sa bene che fare tutto è praticamente impossibile ed ecco che quindi le Conoscenze diventano un gran calderone di cose slegate fra di loro, in cui dei materiali si dà importanza a metalli e tessuti (perché poi solo metalli e tessuti? Anche pensando all'italianità e la carta? e tutta la ricerca italianissima nell'ambito dei nuovi materiali? E come far comprendere questi, senza analizzare la storia delle materie plastiche, in collegamento con la chimica e, quindi, con le scienze - e la matematica si ma per me matematica è tutto e ovunque?) sparisce tutta la fisica e ci resta solo la produzione industriale, il disegno, invece che di supporto alla geometria e, quindi, alla matematica, diventa ancora più tecnico, come se dovessimo fare di tutti architetti e/o ingegneri (allora perché eliminare il disegno assistito all'elaboratore che pure era presente nella prima versione)? Sono almeno 3 anni che sto provando e mi sto arrovellando per capire come far diventare il disegno supporto alla matematica...A cosa serve oggi il disegno con le squadre su un banco 50x40cm? Non lo so se alla stesura del documento ha partecipato qualche docente di tecnologia ma sfido chiunque a far comprendere le sezioni a ragazzi che non hanno ancora raggiunto la capacità di astrazione per comprendere appieno le proiezioni ortogonali. Poi se tutto deve diventare un semplice esercizio di copia, che lo sia... non è qualcosa che farò con amore.
    E passiamo ora all'informatica, anzi mi permetta "informatica e digitale" perché come mi insegna, anche se non hoi ancora finito di leggere il suo "la rivoluzione informatica", le due cose sono diverse anche se collegate.
    Premetto che tutto ciò che va sotto la voce "Informatica" del curricolo di tecnologia è qualcosa che amo e che avrei sempre voluto i mie alunni apprendessero, però mi chiedo in che modo tutto questo è "tecnologia" secondo quella che è la definizione data nell'introduzione alla disciplina? Questa disciplina ha due ore, come fare anche a raccontare quella storia che ha portato la tecnologia dai primi materiali ai moderni dispositivi, a internet, allo spazio se vuole, tenendo conto che un'ora se ne va per il disegno (e quando parliamo di ora in questo grado di istruzione si intendono sempre non più di 50 minuti)? Come fare a continuare a fare didattica laboratoriale facendo partecipare i ragazzi anche a contest in cui devono realizzare qualcosa di pratico e tecnologico senza dargli almeno le basi?
    [...]

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  5. [parte quarta ed ultima]
    Ma soprattutto, aver inserito tutta questa sezione su informatica e digitale soltanto in una disciplina non corre il rischio di far perdere quella interdisciplinarietà delle steam che è sottolineata, invece, nell'introduzione?
    E infine questo significa che io, docente di tecnologia dovrei far utilizzare i computer (altro non è ammesso considerando che la scuola in cui presto servizio non dispone di propri tablet) ai miei alunni almeno un'ora a settimana... oppure vogliamo far diventare anche questa pura teoria già da questa età? E come fare quando in una scuola di computer ce ne sono 20 e, fra l'altro, servono anche per Invalsi?
    Non sono sfavorevole ad una riforma delle Indicazioni e la parte sulle stem non mi dispiace molto, con le problematiche fin qui esposte ma temo moltissimo gli editori. Si potrebbe rispondermi che posso fare a meno del libro di testo, il che è vero ma implica un lavoro non indifferente che non sempre si riesce a fare e, soprattutto, se dovessi assentarmi?
    Concludo velocemente. Intanto quanto scritto è una riflessione e non una polemica, può sembrare diversamente ma non amo le polemiche, mi pongo però interrogativi che a volte condivido quando non riesco a trovare soluzioni adeguate.
    Infine... mio padre mi regalò un Commodore 16 (si 16) quando avevo 8 anni, era il 1984, vivevo in un prefabbricato (ho vissuto il terremoto dell'Irpinia) e amavo stare in mezzo alla strada a giocare. Quell'affare catturò la mi attenzione. La promessa era studiare ogni giorno almeno 5 pagine di un enorme manuale (o almeno così lo ricordo) che penso riguardasse il dos sicuramente ma anche il basic e poi avevo il permesso di giocare... con gli anni poi non ho approfondito lo studio anche se ancora ricordo qualche comando. Ho dovuto usare il pc per studio prima e lavoro poi e ho imparato, grazie ad amici, anche ad assemblarne uno; grazie ad internet ho compreso a cosa servisse ogni componente, in parte come funziona e poi, insegnando, ho studiato come ci siamo arrivati e perché al telaio (il lavoro del corso di grafica 3d per il master in Multimedia Content Design è stato proprio ricostruire un telaio e farlo muovere grazie ad un tavolo interattivo - uno dei primi) dobbiamo l'avvento della società contemporanea ma quello studio di cui all'epoca non capivo nulla, mi ha insegnato a cavarmela, a risolvere problemi ed è per questo che ritengo che l'informatica debba avere una sua dignità di disciplina a se stante, insegnata da chi davvero la conosce (no, non sono io) e il digitale doveva restare curricolo interdisciplinare, parte integrante dell'educazione civica.
    Mi auguro di avere torto ma temo che sarà il "quasi" a spuntarla alla fine...

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  6. Gentile Gabriella, la ringrazio per la sua lunga e articolata riflessione, rispondere alla quale in dettaglio aprirebbe tanti di quei fronti di discussione per i quali un blog non è purtroppo il posto più adatto.

    Osservo solo che l'informatica non è presente solo nella disciplina Tecnologia ma anche nella disciplina Matematica, e che sarà quindi necessaria l'interazione tra i docenti incaricati delle due materie per riuscire ad articolare la formazione degli allievi in modo adeguato, così come si renderà necessaria la collaborazione anche del docente di Scienze per riuscire ad attuare quell'aspirazione alla visione integrata delle discipline scientifiche e tecnologiche presente nelle Nuove Indicazioni Nazionali.
    Enrico Nardelli

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