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sabato 4 aprile 2020

L’emergenza del soluzionismo digitale

di Enrico Nardelli

(english version here)

Il termine “soluzionismo digitale” è stato introdotto nel 2013 da Evgenj Morozov per indicare un approccio col quale si sostiene l’utilizzo e la diffusione di sistemi e applicazioni digitali come strumento risolutivo di problemi che sono essenzialmente sociali ed hanno bisogno in realtà di una risposta prima di tutto politica. Ovviamente, tali soluzioni vengono proposte – di solito con l’accompagnamento di una sapiente strategia comunicativa – perché qualche attore, cui certo non mancano le risorse necessarie per influenzare l’opinione pubblica, ne trae vantaggio, economico o di altra natura. Il comune cittadino, che soprattutto in materia di digitale è mediamente abbastanza sprovveduto, si fa convincere, salvo poi accorgersi dopo un po’ di tempo che quello che pensava fosse un futuro di libertà assomiglia di più ad una gabbia, neanche dorata.

Gli stati di necessità, cioè quelle situazioni in cui qualche circostanza imprevista costringe ad affrontare problemi eccezionali, sono un terreno privilegiato per il soluzionismo digitale, dal momento che la ristrettezza di risorse e la necessità di “fare presto” premono per accorciare i tempi della decisione.

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo è esemplare da questo punto di vista. Da un po’ di tempo si sta parlando sempre più intensamente di dispiegare sui telefoni dei cittadini app di tracciamento dei contatti che permettano rapidamente di risalire a chi è stato in contatto con coloro che sono stati colpiti dal virus.


Poiché il tracciamento degli spostamenti delle persone è un’azione fortemente invasiva della privacy, le istituzioni più attente alle libertà civili ed alla democrazia hanno subito alzato barriere protettive. A livello internazionale, la Electronic Frontier Foundation ha elencato una serie di princìpi che vanno rispettati per difendere i diritti civili durante le crisi sanitarie. In Europa, la European Digital Rights ha richiamato i governi al rispetto dei diritti fondamentali nella gestione del COVID-19. Inoltre, il garante Europeo per la privacy (European Data Protection Board) ha rilasciato una dichiarazione sull’utilizzo dei dati personali nel contesto dell’epidemia di COVID-19. Infine l’associazione non governativa Algorithm Watch ha ricordato le cautele da adottare nell’uso di sistemi automatici di decisione per combattere il COVID-19.

Anche l’associazione europea dei dipartimenti universitari e centri di ricerca in informatica di cui sono presidente, Informatics Europe, ha pubblicato una raccomandazione con linee guida sull’uso delle tecnologie digitali per il controllo dell’infezione da COVID-19.

Tutte queste prese di posizione sottolineano la delicatezza e la cautela che sono necessarie per intervenire in questo ambito. Sono state richiamate, in particolare, le previsioni della Convenzione Europea sui Diritti Umani ed il Regolamento Generale per la Protezione dei Dati dell’Unione Europea (GDPR). Il primo di questi richiede che ogni restrizione dei diritti fondamentali sia “temporanea, limitata, e controllata”, mentre il GDPR consente eccezioni nel trattamento dei dati personali soltanto per “misure necessarie, appropriate e proporzionali”.

Si tratta di interventi estremamente necessari dal momento che, oltre quanto in Oriente già si sta facendo da tempo in tema di controllo sociale mediante infrastrutture digitali – ma in una cultura basata su princìpi diversi da quelli occidentali, proprio in questi giorni in Europa si sono intensificate le dichiarazioni che invocano l’utilizzo di tali soluzioni e le danno già per pronte. E in Italia la Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati avvierà delle audizioni in proposito.

Il punto fondamentale non è infatti tanto la fattibilità tecnica delle soluzioni, per le quali la ricerca informatica nell’ambito della crittografia offre un vero e proprio arsenale di sofisticati strumenti. Va comunque sottolineato che finora, delle soluzioni di cui si è parlato sui media, non sono noti sufficienti dettagli tecnici per poter garantirne la correttezza.

Lo snodo critico è la necessità, affinché esse siano davvero efficaci, di coniugarle con adeguate scelte di politica sanitaria. Va sottolineato che in Oriente, dove approcci di questo tipo sono stati usati con successo, è stato fondamentale l’essersi preparati, avendo fatto esperienza nel corso delle precedenti epidemie di SARS, e l’avere predisposto in anticipo misure e risorse per rispondere adeguatamente all’infezione. È una problematica analoga a quella di molti altri casi: le soluzioni tecnologiche (ormai sempre più digitali) non sono mai risolutive a meno che non siano compatibili con lo scenario socio-organizzativo, dotate di adeguate risorse finanziarie e materiali, e supportate dalla volontà politica.

Se questi elementi mancano, rimane solo la svendita dei nostri dati personali, quindi della nostra libertà, quindi della democrazia.

1 commento:

  1. Grazie Enrico,
    ottimi spunti.
    Sul tema della diversa cultura dell'estremo oriente, e del fatto che sono piu' preparati visto SARS ed altri virus, penso che valga comunque la pena seguire attentamente le loro pubblicazioni e farne tesoro cercando di pensare come possano essere utilizzate da noi

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